Anis - Pensieri (2ª parte)

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"Ella dunque rifugge chi si senta attratto da lei se lei gli dà ragione: questi ama sé stesso nell'eco di sé. "E questi non sa che le ragioni," dice lei, Anis, "sono formulazioni della psiche perché questa si puntelli nel proprio assetto, il quale muta a seconda delle evenienze che essa incontra: sono costruzioni non centrali di un individuo. Chi si identifichi nelle proprie ragioni manca il bersaglio di sé, è dunque semplice che sia governato da ciò che non attiene a sé stesso. Chi potrebbe amare ciò che viva altrove da sé?"

Ella sa, dell'essere umano che la ami, che questi risponderà con un suono critico e sordo quando lei gli darà ragione: questi desidererà udire la voce di lei, individuata in sé stessa, non sé stesso. Non esistono due ragioni uguali poiché non esistono due corpi uguali. Soltanto due corpi differenti possono danzare.

Ella è lieve ed elegante nel suo vivere tenace e esplosivo, privo di alcuna ostentazione. Accoglie senza timore i dinieghi al suo dichiararsi poiché è salda in sé stessa e sa che il diniego, il rifiuto, è un momento per scoprire sé stessi: si formulano così gli strumenti i quali conferiscono accessi a parti di sé prima celate a sé stessi. Né mai prova risentimento verso chi la rifiuti, bensì gratitudine - poiché essa stessa rifiuta: così formula una possibilità di liberazione e di conoscenza in chi riceva il suo rifiuto. Oppure questi perirà, se rifiuterà il rifiuto.

Mai ella usa la brevità d'animo di chi voglia stimolare il sentimento altrui quale nutrimento per sé, per il proprio potere: di fronte al diniego questi ucciderà chi glielo mostrò, uccidendo sé stesso.

Ella dice: "Colei che attenda e pretenda per prima la dichiarazione altrui, predilige vivere nell'illusione di sé: mai lascerà l'idea che ha formulato di sé stessa. Questa eviterà l'incontro ed il confronto con l'altro. Questa vivrà nella propria tensione interiore, chiusa e stretta. Rifuggendo l'incontro con l'altro questa mai attiva gli strumenti di conoscenza di sé, dove si giunge ad una nuova nascita, con la conoscenza che conduce verso la liberazione dalla morte. E' compito di ciascuno sciogliere il nodo del proprio nido. Colei che abbia scelto di affidarsi prettamente all'idea di sé per mai conoscersi, attende senza posa che la si veda: nessuno ti vede se non ti scopri. Gli uni e gli altri sono ciechi alle reciproche intenzioni, ai reciproci sentimenti ed alle reciproche sensazioni."

E prosegue: "La piena conoscenza di sé è cosa impossibile per l'individuo umano poiché ci si conosce soltanto attraverso la reazione provata di fronte all'esperienza delle cose, sia essa tangibile od intangibile; e nessuno può fare l'esperienza di ogni cosa: né in ogni tempo, né in ogni luogo. Neppure mai esiste un'esperienza che sia identica ad un'altra. Perciò, mai nessuno saprà mai com'è fatto nella sua interezza: tale è il tormento dell'uomo che si sia levato dalle regioni irriflessive della ripetizione del mondo." 

Anis visse ogni istante della propria esistenza con la gioia interiore di chi vide il cuore delle cose, senza mai divenire alcuna di esse poiché ognuna comprese in ella, mentre intorno profili e profili si spegnevano un po' alla volta, tra le delusioni sorte dalle loro illusioni: alcuni caddero, altri scolorirono, molti perdettero il senno, ed ella giunse integra all'appuntamento con la morte. Il suo animo era l'animo di chi si sia speso interamente nella vita, con la generosità propria di chi sa che più ci si apre e si va incontro alle cose più la vita si genera, dentro e fuori di sé."

 Un paese dal nome breve e aligero appare all'improvviso nella forma ordinata di un cartello che stia ritto sul ciglio della strada come un muto sorvegliante tra le curve della via. Le abitazioni si avvicinano sempre più: si attaccano le une alle altre, come denti sovrapposti di una bocca enorme, mentre un refolo più forte soffia tra gli spazi chiari della casa-ruote: spinge il foglietto verso l'apertura di un finestrino: vola fuori, tra gli spazi di altrove e là si disperde. Fu un pensiero, il foglietto - pensiero disarticolato, fumoso, slegato, comprensibile soltanto a colei che lo concepì.

Anis, Cécile, D. attraversano ora le vie costiere con la soavità di chi abbia assecondato in ogni momento la propria coscienza. Presentano l'aria di chi sfogli una margherita mentre stia passeggiando tra i fuochi di un'apocalisse. Cécile apre gli occhi.  


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