Un foglio leggero e diafano galleggia a mezz'aria tra i vetri della casa-ruote: è simile al polline, danza tra i refoli d'aria calda che spirano dai finestrini, mentre la luce del sole filtra attraverso il parabrezza: illumina a metà i visi di Anis, D., Cécile, seduti nell'abitacolo. E' la via mediterranea, che corre e corre.
Ai lati della casa-ruote si alternano spaiate abitazioni dai muri screziati: piccole, fisse, in bilico sui crostoni rocciosi affacciati sul mare. I tetti paiono allargarsi nel gioco di luci del Sole che tramonta con lentezza - è il crepuscolo - mentre i muri si ritirano nell'ombra dell'imbrunire.
Cécile coglie il foglietto con gli occhi. Sonnecchia, vede quel che vi è scritto e lo legge senza afferrarlo con le dita:
"Ella è una creatura libera dalle tracce dei drammi personali: la sua natura alberga tra i cieli altissimi di uno spirito che abbia sciolto il mistero della morte." Di chi parla?
"Ora attraversa la vita a trentamila fiati all'ora, esprime in sé l'estro acceso, carico di forze deflagranti, come fu l'estro antico e moderno di coloro i quali non si curarono di questo mondo poiché immaginarono che il loro regno fosse altrove. Ciò causò scandalo."
'Dunque lei è mercé di quel Dio senza nome, "tale che la miseria umana non la tange, né la fiamma di alcun incendio la assale"*: non mente, non ruba, non uccide, poiché non nutre interesse a guadagnare le protezioni care a chi, nella vita, differisca giornalmente il pensiero verso la morte - o lo neghi: a chi si senta vincolato al mondo presente, vivendo nell'angoscia di non riuscire ad affermare quel che non può fissare, poiché vive esclusivamente in uno stato di eterno presente. Lei è Anis.'
Il foglietto galleggia tra gli spazi chiari della casa-ruote, mentre attraversa Eze, lì dove si odorano i passi di Nietzsche. Anis osserva il mare così come si osserva un pensiero altrui.
"Il piacere suadente dell'agognare che si giunga a lei, che la si veda, che la si riconosca le è terzo: percepisce di essere vista da ciò che vive oltre i clamori del giorno corrente, là dove le forze che generano e reggono interi universi si svolgono in sordina, oltre ciò che è visibile, senza far rumore - com'è per le forze realmente potenti: esse non abbisognano di manifestarsi lì dove vi sia brevità, subitaneità, estemporaneità, in un pensiero: sterilità mascherata da pienezza e, talvolta, da prolificità; ed ella, senza usare parola, dice con la propria figura: "La vita si svolge in quel luogo raggiungibile esclusivamente dalla facoltà di calcolo più complessa: la riflessione." Ciò provoca scandalo a chi abbia scelto di cedere a ciò che è condannato alla perenne ripetizione di sé, senza che ne abbia accortezza.
La via scorre tra arie un po' francesi, un po' italiane. Il
Il suo essere interiore è tanto rapido da apparire fermo esteriormente - com'è la figura estatica di chi colga il senso di ogni cosa. Com'è per l'essenza divina, ella sembrerebbe non svolgere alcuna attività poiché di ogni attività ha governo e visione.
'Si ricerca per sé quel che meno si possiede.' pensa Cécile. 'Chi sia unitario e intero in sé stesso nulla ha da affermare né da conquistare, dunque mai lo si incontrerà in quel mondo dove il desiderio di imporre sé stessi genera caos, smarrimento e violenza.' Quasi Cécile chiude gli occhi. Vola il foglietto tra le arie della casa-ruote.
Il suo essere è il riflesso di una grazia figlia di mondi densi di articolazioni insondate, indicibili dal linguaggio umano, vivide nel loro senso divino: risultano visibili soltanto a chi sappia spogliarsi degli abiti del vivere nel giorno corrente, per rendersi terzo ad esso: si guadagna così la piena visione sulle cose del mondo, quale emanazione di ciò che tangibile non è.
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Fine prima parte
*Adattamento del passaggio dantesco (Divina Commedia - Inferno, canto II, §91-93): "Io son fatta da Dio, sua mercè, tale,/che la vostra miseria non mi tange,/nè fiamma d’esto incendio non m’assale."